Analisi di uno degli strumenti più potenti del coaching…
“Si può definire coaching, quel processo di sviluppo
potenzialità e capacità che incorrono a raggiungere un obiettivo. La figura che
eroga coaching si chiama coach. Colui che ne beneficia si chiama coachee”.
La sequenza di domande suggerita dal famosissimo modello di Whitmore, segue lo schema
specifico di quattro fasi:
1) Fissare l’obiettivo (Goal). Si può fissare un
obiettivo per la sessione, per garantire specificità alla stessa, un obiettivo
a breve, medio e lungo termine.
2) Esaminare
la realtà (Reality). Analizzare la
situazione.
3) Verifica
delle opzioni (Options). Ottimizzare
le strategia di azione.
4) Verifica
della volontà d’agire. Cosa(What),
Qando(When), Chi(Who) e la volontà(Will).
Modello G.R.O.W
Da una lettura superficiale di questo modello, può sembrare
strano il fissare un obiettivo prima di conoscere la realtà dei fatti. La
logica vorrebbe conoscere i dati di fatto, prima di porsi un obiettivo. Ma gli
obiettivi fissati in base alla presa di coscienza dei dati di fatto,
rischierebbero di porre un segno negativo e di limitarsi, quindi ottenere molto
meno di quanto sarebbe realmente possibile. Tali obiettivi, allontanerebbero da
ciò che si vuole veramente.
Fissare prima l’obiettivo,
poi stabilire realisticamente, quali siano i passi da seguire, offre maggiore
ispirazione e produce una più forte motivazione interiore.
Nell’esaminare la realtà,
il coach utilizzerà termini privi di connotazioni di giudizio, incoraggiando il
coachee a fare lo stesso. Così facendo si fa chiarezza sulla situazione
rimanendo, per quanto possibile, sull’oggettività dei fatti.
Questa sorta di distacco e obiettività, riduce il rischio
per il coachee di percorrere autocritiche controproducenti mettendolo in
direzione di ricerca strategie.
Nella fase di verifica opzioni,
si sollecità il coachee a proporre una serie quantitativa, senza censure, di
opzioni, evitando postulati negativi e la ricerca della risposta giusta.
Dopo l’espressione libera e quantitativa del coachee, si
passa ad ottimizzare queste scelte, dove la fase di coaching può limitarsi
semplicemente nel far decidere quali fra le opzioni espresse vengano
considerate migliori. Un abile coach punta sempre a non deresponsabilizzare il
coachee, proponendo quelle che secondo lui siano le scelte migliori. Semmai, il
coach, notando che il coachee ha esaurito le sue posibilità, può chiedergli se
vuole sentire le sue ipotesi, dando poi al coachee il tempo per integrarle e
farle sue.
Da qui si passa all’azione. Per trasformare la sessione in
una decisione, il coach abile sfrutterà gli strumenti di precise domande (riportate nelle slide del link piano d'azione alla sezione volontà (Will)), elaborando così un vero e proprio piano
d’azione.
Riferimenti utili per saperne di più




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